Un risultato che molti avevano facilmente previsto, ma che non sembrava comunque affatto scontato

È proprio il caso di dire, citando un celebre saggio di Stephen King, che a volte certi personaggi ritornano prepotentemente alla ribalta. Come in un dejà vu, Donald Trump ha sorprendentemente trionfato nelle elezioni americane di quest’anno. Un risultato che molti avevano facilmente previsto, ma che non sembrava comunque affatto scontato. Specialmente, dopo il ritiro di Joe Biden dalla corsa alla Casa Bianca lo scorso luglio, la partita pareva essersi riaperta a favore dei democratici. Ciononostante, il verdetto delle urne è stato veramente impietoso per “l’Asinello”.

A dispetto dei sondaggi della vigilia, che rilevavano un persistente testa a testa fra Trump e la vicepresidente Kamala Harris, alla fine la vittoria è arrivata a valanga per il Tycoon, tanto nel voto popolare quanto negli “Swing States”. Cruciale, ancora una volta, è stata l’assegnazione dei grandi elettori negli Stati della cosiddetta “Rust Belt” (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin). L’ex enclave operaia del Midwest, un tempo motore dell’economia statunitense è, infatti, sempre più determinante nel decidere i futuri inquilini di Pennsylvania Avenue. Inoltre, Harris è andata male anche nel voto delle minoranze che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto assicurargli una sicura vittoria. Una conferma, dopo il precedente di Hillary Clinton, del rifiuto di parte della società americana di farsi guidare da una donna, soprattutto se nera o di ascendenza non europea. Tali fattori hanno, pertanto, riconsegnato la Casa Bianca al magnate newyorkese per i prossimi quattro anni.

Fonte: Geopop

Allo stato dei fatti, Trump è il più anziano Presidente a ricoprire la carica in oltre due secoli di storia americana. È anche il secondo, dopo Grover Cleveland, a servire per due mandati non consecutivi. Tuttavia, ciò che desta particolare attenzione, è quello che Trump, alla luce di quanto promesso in campagna elettorale, deciderà di fare dopo essersi insediato. Talune sue dichiarazioni, conformemente allo stile imprevedibile del soggetto, sono già parse eccessive e difficilmente applicabili.

Sull’immigrazione illegale, il Tycoon ha detto che attuerà la più grande deportazione di massa di clandestini dai tempi di George Washington. Non meno bizzarre sono poi le sue idee sul clima e sull’energia. La seconda amministrazione Trump potrebbe, di fatto, riportare gli Usa fuori dagli accordi di Parigi, al solo fine di incrementare la produzione e l’export del greggio statunitense. Questo contribuirebbe certamente a risollevare un’economia in stagnazione e ridurre l’inflazione negli Stati Uniti ma non è per niente detto che riporterebbe gli Usa a quell’età dell’oro, tipica del ormai tramontato Sogno Americano, che Donald Trump ha promesso di restaurare.

Vi è poi la questione del ricollocamento degli Stati Uniti sullo scacchiere internazionale, in un quadro globale sconvolto da due guerre sistemiche. Trump, come è noto, è un convinto isolazionista e sostiene che gli Stati Uniti non dovrebbero più occuparsi dei guai del mondo, specialmente di quelli degli europei. Qualora dovesse mantenere fede alla sua parola, è altamente probabile un disimpegno americano dalla NATO e un conseguente ribilanciamento delle spese belliche a carico dell’Europa.

Una prima applicazione di tale modello si potrebbe materializzare prossimamente in Ucraina, dove circola da alcuni giorni un piano di pace che prevede non solo un maggiore impegno finanziario per Bruxelles in Ucraina, ma anche il congelamento del conflitto per un periodo indeterminato. Uno scenario che aggrada Putin, il quale si vedrebbe riconosciuta la Crimea, il Donbass e la certezza di un ingresso di Kiev nella NATO non prima dei prossimi vent’anni.

Fonte: Virgilio Notizie

Riguardo all’Europa, il Tycoon ha anche ribadito che sanzionerà con pesanti dazi le merci europee che transitano sul mercato americano, rispolverando quello spirito protezionistico che già aveva manifestato contro la Cina. Pechino, non per niente, temendo un suo ritorno a Washington, si è espressa cautamente sulla vittoria del magnate, in attesa di comprendere quale sarà la linea di condotta della prossima amministrazione statunitense. Infine, sul Medio Oriente, è quasi certo che assisteremo a un’escalation del conflitto, in virtù dell’appoggio incondizionato di Trump a Israele. Una certezza che, secondo fonti interne agli Usa, ha permesso all’ “Fbi” di sventare un attentato contro di esso, commissionato dai servizi segreti iraniani solo poche settimane fa.

La tensione, dunque, che si respira, dentro e fuori gli Stati Uniti, è palpabile. Nelle ore che precedono il suo imminente ritorno alla guida del Paese, i dubbi di molti riguardano come Trump gestirà il potere e le responsabilità connesse alla presidenza. Qualora i repubblicani, dopo l’assegnazione del Senato, dovessero conquistare anche la Camera, darebbero al presidente un potere quasi assoluto in una nazione democratica. Se si considera poi che la maggioranza della Corte Suprema è di orientamento conservatore, si evince che egli potrebbe essere tentato dal credersi al di sopra della legge, come mai nessun suo predecessore. la speranza di tutti, pertanto è che eserciti il proprio ufficio con giudizio e moralità, senza quindi eccedere i limiti fissati dalla Costituzione americana.

In caso contrario, qualora decidesse di usare la presidenza per vendicarsi dei suoi avversari, assisteremmo all’ultimo e definitivo requiem di quella che in tempi ormai lontani veniva considerata la più grande democrazia del mondo.

Gianmarco Pucci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RSS
Follow by Email
Copy link
URL has been copied successfully!